Due anni di dubbi, due settimane d’ospedale

Tanto per far capire la differenza tra quello che mi e’ successo prima e quello che mi succede adesso, ti racconto come ho scoperto di avere la sclerosi multipla. La storia ha una morale, che ti dico fin da subito (abbi pazienza se ti do del tu, ma quando racconto faccende cosi’ intime non sono capace di fare convenevoli).

La Medicina si muove per tentativi. Una diagnosi azzeccata e’ frutto di cosi’ tante variabili da risultare a volte tanto probabile quanto una vincita al lotto. La morale quindi e’ questa: l’importante e’ cercare di non aver bisogno della Medicina. Scrivo la emme maiuscola per riferirmi a quella che si chiama abitualmente “medicina tradizionale”, fatta di ospedali, operazioni, cure a base di antibiotici, cortisone e cosi’ via… Sappi che “non aver bisogno della medicina” non e’ un proposito astratto: e’ una cosa che si puo’ fare davvero, basta decidere quali sono le priorita’ nella propria vita e mettere la propria vita tra queste. Inoltre “non aver bisogno della medicina” non significa ESCLUDERLA dalla propria esistenza. Significa non abusarne, capirla, sapere quando e’ il caso di utilizzarla e quando e’ possibile farne a meno.

La Medicina ci ha messo due anni per capire che il mio disturbo non era di origine circolatoria, nervosa o psicolgica. Camminando sentivo un fastidioso formicolio alle gambe, che a volte mi costringeva a fermarmi. Quando lo racconto mi sembra di parlare di un’altra persona. Dalla scrivania vedo il mio tapis roulant vicino alla tv e accanto alla porta ho lasciato (lo so, in disordine) le mie Asics Gel, abbandonate dopo la corsa di ieri sera al parco Forlanini (solo 40 minuti, va bene, ma avevo un appuntamento).

Il mio formicolio e’ stato analizzato con ecodoppler, esami ai nervi delle gambe (potenziali elettrici), chiacchierata con una psicologa… Visto che dal punto di vista fisico il formicolio non era giustificabile, si e’ appioppata la colpa alla mia povera psiche. Avevo iniziato a chiamare il mio disturbo “gambe molli“. Ecco, l’interpretazione era la seguente: visto che avevo deciso di sposarmi e che stavo per aprire una societa’ (una web agency) io me la facevo sotto, l’avvenire mi spaventava e le mie gambe interpretavano questo mio timore di procedere verso l’imminente futuro, rifiutandosi di muoversi.

Io ci ho provato a credere a questa diagnosi buttata li’ come estremo tentativo d’interpretazione… Hai presente il film IL PADRE DELLA SPOSA in cui Spencer Tracy fa un incubo nel quale, accompagnando la figlia all’altare, comincia a sprofondare nel pavimento della chiesa? Ecco, secondo loro io ero terrorizzato all’idea di sposarmi e quindi le mie gambe si ribellavano cercando di proteggermi da questo enrome “passo avanti”.

Durante il mio delizioso viaggio di nozze, una gamba ha ceduto. L’ho appoggiata alzandomi dal letto ma non l’ho sentita, e mi sono ritrovato per terra.

Dopo qualche settimana la situazione pero’ era migliorata, tanto che per un anno non ho fatto niente. Ma, a distanza di un anno da quegli episodi, il formicolio ha ripreso il suo lavorio. Mi ha reso insensibili due polpastrelli, si e’ esteso alla mano, all’avambraccio, al braccio, al petto… A questo punto il mio medico della mutua mi ha fatto fare una risonanza magnetica e il risultato (alcune macchie sulla ricopertura mielinica del midollo spinale e una nel cervello) lo ha finalmente convinto a spedirmi in ospedale.

Quando ti mandano cosi’ d’urgenza all’ospedale (sono entrato nel giro di un paio di giorni) pensi subito: ECCO, E’ FATTA, ME NE VADO, ADDIO A TUTTI, ACCIDENTI A ME PIACEVA VIVERE… Prima che venisse formulata la diagnosi (questa volta costruita con gli esami giusti e finalmente con piu’ chiarezza) ero convinto di avere un tumore al cervello e di essere li’ li’ per salutare il mondo (adesso so che nemmeno con un tumore al cervello si e’ costretti a morire, un tentativo per risolvere la situazione lo si può sempre fare). Mi sono messo in una disposizione d’animo cosi’ placida che quelle due settimane le ricordo in maniera confusa ma positiva. Io che lavoravo 12 ore al giorno, in ospedale ero costretto a non fare nulla per 24 ore. Per una settimana sono stato in camera da solo e sembrava un po’ di essere in villeggiatura. Ho letto tutto Anna Karenina di Tolstoj. E mi sono abituato a vivere senza niente. Da allora infatti non mi serve nulla, per campare, a parte il cibo della migliore qualita’, i miei integratori vitaminici e l’attivita’ sportiva. Per il resto posso fare a meno quasi di tutto (un buon libro non lo si nega a nessuno: e’ l’unico vero vizio che ho).

Insomma, dopo due anni di incertezze e due settimane di ospedale arrivo al momento della consegna della cartella clinica, dove leggo finalmente ben chiaro il nome del mio disturbo: sclerosi multipla.
Era stato difficile capire che si trattava di quello, perche’ i medici parlavano di “disturbo demielinizzante“, e nessuno di noi in famiglia capiva bene di che cosa si trattasse… Tornato a casa ho fatto ricerche su Google, ho letto informazioni dai siti delle principali associazioni italiane che sostengono la ricerca e l’assistenza ai malati di sclerosi multipla, ma non ero ancora certo che quel DISTURBO DEMIELINIZZANTE fosse proprio la stessa cosa. La cartella clinica, consegnata qualche girno dopo l’uscita dall’ospedale, ha chiarito bene la situazione.

Raccontando, mi tornano su (come avanzi di una digestione laboriosa) ricordi che non frequento spesso. Perche’ fanno parte di un’altra vita, apparentemente riguardano un’altra persona. Io adesso, quando non faccio il pigrone, corro 10 chilometri al giorno e mi sento meglio di quanto non sia stato negli ultimi 20 anni. Eppure ripercorrere le tappe del mio piccolo calvario mi e’ utile, una sorta di auto-psicoterapia. Mi serve a dare nuovamente il giusto peso alle cose che mi succedono oggi e a recuperare, nel caso l’avessi perso, lo stesso entusiasmo che ha accompagnato la scoperta della possibilita’ di un nuovo modo di vivere. Che trovo decisamente migliore.

Se la mia storia non ti ha annoiato e sei uno di quei venti lettori che hanno un parente, un collega o un amico nelle mie condizioni, o se tu stesso stai passando uno dei momenti bui che capitano nella vita di tutti, nei prossimi interventi ho intenzione di raccontati come ho conosciuto Fabrizio Duranti e come lui e’ riuscito a convincermi a cambiare vita, sfruttando la splendida occasione della malattia come propulsore per la mia apparentemente straordinaria rinascita. Dopo il calvario della malattia, la resurrezione. Non fare quella faccia, non sono blasfemo: calco un po’ la mano su un concetto che per me e’ alla base di tutto quello che mi e’ successo. Anche nel sito che ho creato( www.supersalute.com ) questo concetto presto sara’ raccontato in un articolo che recensisce un libro molto importante sull’argomento. La malattia e’ stata la piu’ grande occasione della mia vita. Il mio corpo (che sono sempre io!) mi ha mandato un segnale forte e chiaro.
E io ho deciso di ascoltarlo.

Marco Morello
di superSalute.com

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2 pensieri su “Due anni di dubbi, due settimane d’ospedale

  1. Complimenti per la forza e il coraggio con cui sai raccontarti.
    Posso farti una domanda? La diagnosi è stata fatta in base alla Risonanza Magnetica o anche su altro?
    Auguri: che la forza sia con te.

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